Quasi un anno fa, il 21 febbraio 2012, nasceva Chiara la mia secondogenita. Nel 1998 era nato Luca. Dopo la sua nascita avvenuta in ospedale con la presenza  di Rita, avevo espresso un desiderio; se avessi avuto un altro figlio lo avrei fatto nasce in casa.

Poi la  mia vita  ha avuto il suo percorso.

Il 24  febbraio del 2005 mio marito volava in cielo per un tumore. Da quel momento le mie  priorità sono state altre, prima fra tutte far crescere mio figlio Luca che non aveva ancora  7 anni.

Poi la vita  mi ha rimesso in gioco e il 3  luglio 2011, a 46  anni compiuti ho scoperto di essere incinta, e da quel momento non ho avuto il minimo dubbio; avrei partorito in casa e  lo volevo ancor prima di conoscere le modalità.

Ho sempre considerato la gravidanza  come  uno “stato di Grazia” , ma  la  maturità  dei miei 46 anni ha arricchito i  9 mesi di una consapevolezza magica. Penso di non essermi mai emozionata tanto per tutte le  volte che  mi  sottoponevo ad  una  visita o ecografia e vedevo  il mio “puntino” che cresceva sempre più. Non ho mai potuto trattenere le  lacrime.

Quando al settimo mese  dopo una gravidanza  splendida che  mi ha permesso di fare tutto (soprattutto il  mio lavoro di musicista!)  il  ginecologo mi ha dato l’ok per il parto in casa, ho dato  subito il via alle  pratiche.

Non mi  ha fermato niente e nessuno nella mia scelta soprattutto che  cercava di metterla in discussione per  i rischi. Rita  ha avuto  un ruolo determinante, perché mi ha saputo accompagnare nella mia decisione  senza  forzature  o falsi ottimismi. Mi ha sempre  messo sullo stesso piano vantaggi e svantaggi , nel massimo rispetto della mia scelta  qualunque fosse stata.

Avevo paura del parto, ma farlo in casa mi dava  serenità perché sapevo che tutto sarebbe avvenuto  nel massimo rispetto mio e di   Chiara.

E cosi è stato….

Le ostetriche  sono  state speciali ….dalla sera alle 22.30 che  sono arrivate  se ne sono andate  alle  10.30 del giorno dopo.

Non ho mai visto in loro un cedimento. Mi ha colpito il loro parlare sottovoce  nel massimo rispetto del mio dolore che è stato  tanto.

Quando ho avuto sconforto mi hanno incoraggiata e sostenuta. Mi hanno fatto sentire  la  gravida più bella e  più brava del mondo.

Chiara è nata nella sala alle 6.37 : ho partorito in ginocchio scegliendo da sola  la  posizione  che  preferivo, in sottofondo avevo scelto musiche  di  Chopin e il tutto è avvenuto a lume di candela.

Quando Chiara  è uscita il male  è sparito; ricordo la sensazione del cordone  che ho seguito l’espulsione poi subito mi hanno fatta stendere  e  mi hanno dato la mia  meravigliosa bambina.

Quando dopo qualche giorno le ostetriche mi sono venute a  salutare perché il nostro percorso si era  concluso… bhe,  è stata  dura, perché sapevo che  il cammino  con loro era stato compiuto.

Ora toccava a me  e  alla  mia  nuova famiglia riprendere la vita con la piccola  Chiara.

Rifarei tutto quello che  ho  fatto!!!!  E’ stata un’esperienza  meravigliosa di cui vado orgogliosa anche perché , secondo me,  Chiara  è una  bambina  speciale proprio per il  fatto di essere  nata  in casa.

Grazie di cuore alle mie ostetriche

Emanuela 

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Il desiderio di far nascere il nostro bambino in casa si è fatto strada durante il corso della gravidanza. Non era una cosa a cui avevo mai pensato prima , anzi, forse l’idea mi spaventava anche. Ma più si avvicinava il giorno del parto più capivo che quello era il mio desiderio. Per quel momento avrei voluto trovarmi in un ambiente calmo e accogliente, dove poter lasciarmi andare e sentirmi al sicuro, circondata solo da chi desideravo. Non volevo trovarmi ad affrontare il momento del parto in un ambiente a me sconosciuto, nella confusione e condividendo spazio e intimità con estranei. Trascorro la gravidanza frequentando il centro lenovelune, conosco le ostetriche, mi iscrivo ai corsi di preparazione alla nascita. Cerco di vivere la gravidanza nel modo migliore, godendomi il periodo, preparandomi al meglio per il momento dl parto. Passano i mesi e piano piano si fa strada l’idea di voler vivere la nascita nell’intimità di casa. Ma ancora quanti dubbi, quante perplessità… Fino a che, un paio di mesi prima della data presunta, qualcosa scatta e mi rendo conto che è davvero quello ciò che voglio. Tutte le paure sono scomparse, la serenità e la tranquillità che le ostetriche Rita e Francesca emanano pervade anche me e mi ritrovo a non avere più dubbi. Tommaso nascerà in casa. Sono positiva e fiduciosa, non ho timori, voglio che quel momento sia solo mio e del mio compagno. Arriva finalmente il giorno,anzi, la notte. Mezzanotte si rompono le acque; aspetto un po’, lascio dormire il mio compagno, non c’è fretta, è tutto pronto, anche io sono pronta, mi sento bene. Cominciano le contrazioni, da subito partono molto ravvicinate e nel giro di qualche ora diventano dolorose. E’ ora di svegliare Michele e chiamare le ostetriche. In un lampo arrivano, io mi rilasso, respiro come mi hanno insegnato, chiudo gli occhi e mi abbandono la dolore. Da questo momento in poi comincia il mio viaggio. Sono concentratissima, il dolore è sempre forte, ho pause brevissime tra una contrazione e l’altra, ma il respiro mi aiuta tanto. Mi abbandono con fiducia e serenità alle cure delle ostetriche: mi massaggiano, la schiena trova sollievo. Mi preparano la vasca di acqua calda, le essenze profumate. Mi tengono monitorata, mi danno da bere, da mangiare, mi coccolano. Non ho distrazioni, tutto è calmo intorno a me. Mi sento protetta. Nella tranquillità di casa, nel silenzio, il mio corpo lavora bene. Non mi rendo conto del tempo che passa, sono totalmente assorbita nella respirazione, nella vocalizzazione, nelle visualizzazioni. Seguo i suggerimenti che Rita e Francesca delicatamente mi danno, mi lascio trasportare nel travaglio. Qui, a casa, possiamo rispettare i miei tempi, o meglio, i tempi di Tommaso, in modo che viva una nascita dolce, delicata. Certo il dolore c’è, ma non lo respingo, riesco a viverlo. Dopo 16 ore di travaglio, arriva finalmente il momento di spingere: Tommaso è pronto per conoscerci. Ancora però ci vuole un po’ di pazienza: abbandonare il caldo ventre non è impresa semplice. Ci vuole tutta la professionalità, la delicatezza e la sensibilità delle ostetriche , che guidano le mie spinte per agevolare l’uscita di Tommaso. Io mi sento stremata, ma a fianco a me c’è il mio compagno che mi incoraggia e mi sostiene. Siamo in due a spingere. E finalmente dopo due ore di spinte, eccolo lì. Tommaso è appoggiato sul mio petto, è morbidissimo, sta bene e la felicità esplode. Anche io sto bene, anzi sono proprio euforica. E allora si brinda al nuovo arrivato e si mangia finalmente tutti insieme sul lettone guardando questa meraviglia di bambino che se ne sta lì accoccolato, con la sua placenta a tenergli compagnia fino a che non decideranno di separarsi naturalmente. Una giornata intensa, faticosa, emozionante e indimenticabile. Non avrei potuto chiedere di meglio per l’arrivo del mio bambino. E’ stato importante per me essere sostenuta e curata dolcemente, sentirmi serena e fiduciosa, così che la natura potesse fare il suo corso senza alcuna forzatura. Valentina.

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La nascita di Sveva!

Quando sono rimasta incinta conoscevo un paio di persone che avevano partorito in casa. Le ammiravo ma non riuscivo a capire fino infondo il perché della loro scelta e personalmente pensavo di volere un parto “normale”, in ospedale, “come tutti”…ma presto mi sarei accorta che la gravidanza avrebbe cambiato tante cose in me…e avrei scoperto un mondo che non pensavo nemmeno potesse esistere.. .

I primi tempi non sono stati facili…non riuscivo ad entrare in sintonia con l’esserino che mi stava crescendo dentro e questo mi faceva sentire in colpa…ero confusa e impaurita…poi ho cominciato a leggere dei libri e ad affacciarmi al mondo della vita “prenatale”.  Ho cominciato a credere profondamente nel fatto che se io aspettavo un bambino…ma un bambino aveva scelto di nascere e venire al mondo attraverso me e il mio compagno…e questo bambino cresceva dentro di me ed era capace di comunicare…all’inizio è stato difficile ma man mano che i mesi passavano, la pancia cresceva e la piccola cominciava a darmi i suoi primi calcetti…tutto è risultato più semplice e comunicare con lei è diventato qualcosa di spontaneo, una parte integrante della mia vita. Sentivo che crescevamo insieme…e ogni momento della mia giornata era con lei.

La gravidanza procedeva bene e senza particolari problemi, ma per una persona ansiosa come me ogni novità era fonte di tensione…ogni dolorino era qualcosa di misterioso e mi chiedevo se fosse “normale”. Ho sentito che non era sufficiente per me andare ad una visita ginecologia ogni tanto, avevo bisogno di un approccio diverso…così ho contattato una di quelle ragazze che conoscevo che avevano partorito in casa e mi sono fatta dare il numero della Rita…non per partorire in casa, per carità…solo per conoscerla e vedere se un percorso con un’ostetrica sarebbe stato a me più congeniale.

Già alla prima visita ho sentito che avevo fatto la scelta giusta…mi sono subito sentita accolta, e questo è stato molto importante…mi sono informata sull’assistenza al parto, ma subito ho detto che avrei voluto partorire in ospedale. Poi Rita mi ha proposto di partecipare al corso preparto per genitori, insieme al mio compagno Michele. Gliel’ho proposto e lui, all’inizio un po’ stupito, ha accettato di buon grado.

E’ così che ci siamo davvero avvicinati in modo più profondo all’idea di “essere genitori”. Così, dopo alcuni incontri, una mattina mentre facevamo colazione Michele mi disse “perché non valutiamo la possibilità di partorire in casa?”. Subito ho risposto “si! “ Sinceramente non pensavo che lui avrebbe mai accettato una scelta de genere…e il fatto che all’improvviso fosse lui stesso a propormela mi ha fatto capire che il mio precedente rifiuto alla sola idea dipendeva in gran parte dal condizionamento sociale e dalla paura che “gli altri” non accettassero la mia scelta…ma ora era Michele a propormela e nessun altro contava!

Così siamo tornati da Rita e ci siamo fatti spiegare in modo approfondito in cosa consistesse, abbiamo espresso tutti i nostri dubbi e le nostre paure e, usciti da quell’incontro, abbiamo entrambi pensato che fosse davvero una bella opportunità e che non ci fosse nulla da temere, anzi.

Tuttavia io, ansiosa e insicura, continuavo a non sentirmi tranquilla…ma non lo ero né all’idea di partorire in casa, né a quella di partorire in ospedale…perciò ho cercato di approfondire ulteriormente l’argomento, attraverso ulteriori letture. Ho letto un libro dove venivano raccontate tante esperienze di parto in casa, ma soprattutto ho letto per una nascita senza violenza di Leboyer e lì, divorando quelle pagine una dopo l’altra, mi sono convinta che fosse la scelta giusta…e che la mia scelta non doveva essere solo per me, ma in primo luogo per lei, per garantire alla piccola Sveva una nascita non traumatica, nel più profondo rispetto e per poterla accogliere in questo nuovo mondo nel modo più caloroso possibile. “Il neonato non parla? No, no, siamo noi che non l’ascoltiamo”…ed io questo proprio non lo volevo.

Così il tempo passava…non pensavo tanto al parto…l’idea di concentrarmi su come sarebbe stato comunque mi spaventava…ho continuato a lavorare finchè la piccola non ha dato chiari segni di protesta…poi sono rimasta a casa, ma cercando sempre di tenermi indaffarata..pensavo “c’è tempo”…e così, quando Sveva ha deciso di nascere, tre settimane prima del termine, mi sono sentita a dir poco colta alla sprovvista.

Era la sera del 14 Febbraio…la sera di San Valentino! Cosa di cui ci siamo resi conto nel momento in cui, totalmente a sorpresa, mi si sono rotte le acque. Lì per lì lo stupore è stato incredibile…eravamo sul divano a guardare una trasmissione in tv quando è successo…ho sentito come un palloncino pieno d’acqua che scoppiava..ho guardato Michele e non riuscivo nemmeno a parlare…”Michy…mi sa che mi si sono rotte le acque! Ma no no non è possibile!” La reazione è stata inaspettata considerando come sono io…ci siamo messi a ridere! Sono corsa in bagno e ho chiamato  Rita…ancora dovevamo fare la visita della 38esima settimana…non ero preparata! Non sapevo neppure se avrei potuto partorire in casa o meno visto l’anticipo…Rita mi ha subito detto che se il travaglio non fosse partito entro 24h saremmo dovute andare in ospedale, se no avremmo potuto fare in casa…e che comunque sarebbe venuta a visitarmi entro un’oretta. In quel momento non avevo nessun tipo di dolore…per cui ho pensato “bè…andremo in ospedale”…ho preparato la valigia e mi sono rimessa a guardare la Tv con Michele, finchè non è arrivata la Rita, seguita poco dopo dalla Rosi. Appena arrivata, ancora prima di visitarmi, Rita mi ha detto “bene! Adesso partoriamo!” E io “come adesso??? Stanotte??” e lei “certo quanto vuoi aspettare??” E di lì a poco le contrazioni, che nel frattempo erano cominciate lievi lievi, si sono intensificate… . Rita e Rosi mi hanno visitata e hanno cominciato a compilare la cartella ostetrica mentre il mio travaglio procedeva velocemente…Michele ha messo su un disco che non conoscevo ma mi ha tranquillizzata molto, tanto che gli avrei poi chiesto di rimetterlo a ripetizione fino alla nascita di Sveva e anche dopo!

Così, tra le dolci note dei Perfume Genius, le luci soffuse della cameretta dove Rita e Rosi avevano allestito la “sala parto”, nella calda sicurezza delle nostre mura domestiche, costantemente supportata e confortata dalla presenza di Michele, mi sono avviata verso questa nascita senza violenza della piccola Sveva che aveva tanta fretta di nascere!

Il travaglio è stato veloce e intenso…il dolore era forte…ma le mani di Michele mi stringevano e le ostetriche mi incoraggiavano…sempre con il sorriso…sostenendomi ogni istante e facendomi sentire che era una cosa bellissima…la cosa più naturale del mondo! In quel momento per me era difficile coglierlo…mi aggrappavo a Michele, cercavo di parlare con Sveva, afferravo la mano di una delle ostetriche…finchè ce l’abbiamo fatta…e in pochissimo tempo la piccola è nata.

Ero stanca e frastornata…ma ogni volta che ritorno con la mente a quegli istanti mi sembra di aver vissuto un dolcissimo sogno…sento la musica nella mia mente…rivedo il sorriso delle ostetriche, così fermamente professionali ma sempre pronte ad una battuta simpatica…risento il contatto di Michele e rivedo il suo sguardo incredulo la prima volta che ha tenuto la piccola Sveva tra le sue braccia.

Questa è la nostra storia…e non posso che dire che lo rifarei allo stesso modo…e non posso che ringraziare tutte le persone che mi sono state accanto…Michele, che mi ha sostenuta con il suo amore e la sua allegria, Sveva, che è stata bravissima e mi ha dato il coraggio di scegliere di partorire in casa e di affrontare ogni istante con forza e determinazione, e Rita e Rosi che ci hanno permesso di vivere l’esperienza più incredibile della vita in un modo ancora più incredibile e unico. Il sostegno che ci hanno fornito prima, durante e dopo il parto è un qualcosa di difficilmente descrivibile a parole…bisogna viverlo! Sostegno, supporto concreto e morale, conforto…accoglienza…insomma non posso dire altro che…GRAZIE!

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La nascita di Viola

… Mai visto un luglio più caldo… Viola era in attesa già da un paio di settimane, ma – come accade per quasi tutte le cose più belle e significative della vita- non siamo noi a decidere e quando arriva il momento è sempre quello giusto… e così è stato!

Sognavo e speravo di poter partorire a casa mia, nei suoi colori caldi e arancioni, senza dovermi allontanare da Alessandro- il mio grande omino di quasi 5 anni-, sognavo e speravo di vederlo svegliarsi a casa sua, nel suo letto, già fratello maggiore.

Ed infatti… domenica sera si sono rotte le acque, verso le 22.00 ma quasi senza dolori.

L’emoziona ha cominciato a salire, sono andata da mio marito e ho detto:”Ste, ci siamo!”, con un grande sorriso sulle labbra.

Dopo un po’ è arrivata Rita per il monitoraggio: averla a casa, come sempre mi accade quando ce l’ho vicina, ma ha immediatamente rasserenato i pensieri e le membra.

La luce in sala- dove avrei partorito- era soffusa e l’aria morbida.

Verso le 2 di notte è partito il vero travaglio e quindi i dolori forti. Le ostetriche- e Stefano, mi tenevano a turno la mano e mi aiutavano a respirare… niente urli terrificanti per ogni contrazione come nel primo parto, mi avevano allestito un giaciglio morbido per terra e Stefano,sempre presente ed attivo, dava loro una mano.

Ad intervalli regolari veniva eseguito il monitoraggio per verificare che andasse tutto bene.. ma io lo sapevo già, me lo sentivo, sentivo Viola che si faceva strada ed aveva una gran voglia di nascere ed io.. di vederla.

Soffrivo ma, non avevo paura, non temevo di non farcela, non pensavo nemmeno lontanamente che potesse accadere qualcosa di brutto. Ero davvero serena e, nel frattempo, la luce sfumava verso il giorno.

Ale dormiva pacifico nel suo lettino.

Alle 5 è iniziata la fase espulsiva: una liberazione.. ad ogni contrazione una spinta. Ero stanchissima, e Ste mi stimolava la produzione di ossitocina.

Rita mi guidava in ogni spinta fino a quando, ad un certo punto, mi ha detto “ alla prossima nasce!”

Lì il tempo ha rallentato, lì ho trovato forza ed un immensa volontà di avere la mia bimba fra le braccia.

Ed ecco arrivare la contrazione: Rita prende viola tra le braccia e dopo un po’ me la ritrovo sul petto, tra le braccia… piangeva fortissimo e si è subito attaccata a succhiare.

Erano le 6 del mattino ed era appena sorto il sole.

Alle 7 e 30 Ale si è svegliato, Ste è andato a prenderlo ed Ale gli ha chiesto “è nata mia sorella?”

Si è svegliato da fratello maggiore, è venuto in sala e li ci siamo abbracciati.

È stata un’esperienza meravigliosa, è stato un parto dolce..

Dopo un po’ sono andata nel mio letto con Viola e li sono rimasta, senza tanti spostamenti, senza tanta calca.. Viola si è attaccata al seno e ci siamo addormentate.

Oggi pensando al parto ed alla gravidanza, mi viene già voglia di rifarlo… è stata la cosa più naturale del mondo, un armonia che si accorda da sola, con l’aiuto pronto ed esperto delle ostetriche. Ero certa che, se mai ci fosse stato anche solo un minimo rischio, loro l’avrebbero immediatamente percepito e mi avrebbero subito fatto portare in ospedale, d’altronde erano li solo per me!

Ed anche la settimana a venire, ogni giorno sono venute a casa mia a visitare me e Viola per controllare che tutto andasse bene e per aiutarci a riprenderci da questa grande fatica. Sono state essenziali.

Non posso non ricordare anche la Pediatra di Ale e Viola, Barbare che non solo mi ha profondamente tranquillizzato sul parto in casa, ma soprattutto, il giorno in cui è nata Viola è venuta a visitarla a casa e con un profondo e luminoso sorriso mi ha tranquillizzata in ordine al fatto che stesse davvero bene.

Inutile dire che è stata l’esperienza più bella della mia vita.

Un abbraccio forte e grazie alle mie ostetriche a, Barbara e al mio caro marito Stefano senza cui, lo ripeto sempre anche questa volta, non sarei riuscita a sostenere questa grande avventura.

LeNoveLune
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