Vivere in questi giorni di isolamento, vivere con questa enorme spada di Damocle ci rende ancor più fragili ancor più uomini e donne.
Mille attività frenetiche ci portavano fuori casa, fuori dalla famiglia per gran parte della giornata e soprattutto fuori dai nostri pensieri: quelli più profondi, quelli nascosti quelli che “ora non ho tempo”.
Ci ritroviamo tutti nella stessa condizione generale, ma ognuno nei propri singoli mondi fatti di metri quadri e di superficie calpestatile, di sicurezza e protezione, ma anche di violenza e abusi, mondi pieni di emozioni represse e inespresse, di profumi e puzze, di parole e silenzi.
Il mio mondo è la mia famiglia con la quale oggi più che mai condivido 24 ore al giorno ogni mia azione ed emozione… anche quando vorrei tenerle nascoste dentro di me inespresse, capisco essere uno sforzo inutile perché ho due rilevatori di tristezza e gioia che sono i miei figli, ai quali non sfugge nulla.
La mia giornata tipo? diciamo che non mi dilungherò a raccontarvi episodi e situazioni non troppo distanti da quei video che stanno girando sui nostri telefonini dove padri e madri tentano di convincere tu, che li stai guardando e, loro stessi soprattutto, di quanto sia bello stare tutti insieme a casa, mentre sullo sfondo caos generale, urla e grida smontano la bella teoria….
Si casa mia in alcuni momenti è questo ma, è anche impasti a 6 mani, colori e fogli come in un atelier creativo, libri e film insieme, lunghe coccole a letto, giardinaggio. …
E’ la presenza di un marito che si è ritagliato una nicchia silenziosa (si fa per dire) per lavorare ma, che tu sai che è lì vicino a te x un qualsiasi bisogno o sostegno tu possa avere necessità, che si pranza e si cena insieme, che paradossalmente questa apparente regressione o bisogno di
continue attenzioni dei tuoi figli può far scaturire parole abbracci e carezze che prima non trovavano il tempo di “maturazione” perché non tutti siamo veloci nel tirar fuori sentimenti.
Ora mi sveglio con il piccolo che balza al centro del lettone e con le sue braccia avvicina la mia testa a quella di suo padre, quasi strozzandoci ancora intorpiditi dal sonno, e dice :

-questa. famiglia è bellissima!
Gioia pura, ma segue a breve :

-mammaaaaa cosa facciamoooooo?

– mamma cosa mangiamo?

– mamma oggi possiamo uscire?

– mamma i nonni?

Penso alle donne al lavoro che quotidianamente svolgevano e che oggi, svolgono oggi tra le mura domestiche con i figli a casa da scuola.
Penso a chi aveva iniziato nuovi progetti e si è ritrovato a congelare tutto senza poter pianificare una ripresa non avendo ancora tempi e modalità di un ripristino a breve delle “normalità”.
Leggo giornali on line per rimanere aggiornata e cerco di limitare le notizie tv, perché vorrei essere io a veicolare le informazioni ai miei figli ancora troppo piccoli e perché … perché sono una madre e vogliono proteggerli.
Proteggerli dall’angoscia e dal senso di impotenza totale che arriva dalle news.
Non sono certo pervasa dall’ottimismo, ma provo a concentrarmi giorno per giorno a rispettare le regole dell’isolamento ad uscire una sola volta la settimana per ritirare in negozio la spesa alimentare a godere della quotidiana convivenza con i miei cari e a ritagliarmi momenti per me.
E’ necessario che io possa ogni tanto avere momenti in cui, anche se con un sottofondo più o
meno giocoso di vocine brontolone, dedicarmi ad una attività tutta mia: leggere un libro disegnare sfogliare una vecchia rivista di cucina o stendermi e respirare un po’ più profondamente per rilassare corpo e mente.
In realtà il corpo è il primo a trarre benefici; durante la giornata tutte le tensioni da mediare, una litigata piuttosto che dividersi tra i compiti di un bambino che fa le elementari e le incursioni di un fratellino che frequenta la materna, piuttosto che far capire loro perchè papà non va disturbato, vengono assorbite e manifestate dal nostro corpo con conseguenti rigidità (perchè tutto questo non avviene sempre con dialoghi distesi e zen….)
La mente invece fatica a trovare pensieri “buoni”.
Penso però al futuro, penso all’ambiente, alla scienza, a rivoluzionare le priorità, penso più che in altri momenti della mia vita che devo formare i miei figli al sentimento e alla spiritualità che non è religione, penso che ci si debba “allenare” alla solitudine coltivando strumenti per “starci dentro” e non combatterla e mentre penso tutto questo arriva un pensiero nero che mi porta alla mia
piccola natura di essere umano che ha paura.
Ora sono molto concentrata sull’essere madre e in un certo senso alla progettualità, ma sono anche figlia…..figlia che non ha detto abbastanza ti voglio bene ad un padre che ha occhi che parlano d’amore e di rispetto, figlia che non ha mai ringraziato abbastanza una madre laboriosa
che ancora in un momento così difficile produce chili di pasta fatta in casa per noi figli e per

– “mi mancano i miei nipotini “

perché il cibo è da sempre la sua coccola più grande.
Questa figlia ha bisogno di trovare in questi giorni, la capacità di dire e raccontare i sentimenti ai suoi famigliari e di allontanare l’idea che questa terribile pandemia possa tenermi lontana dagli affetti più cari in caso di un loro ricovero per la malattia.
L’assenza di una mano, di una carezza e una parole durante la malattia è uno scoglio, un pensiero troppo difficile da elaborare.
Allora il mio pensiero va a chi in questo momento conforta e cura i malati rischiando in prima persona. Penso a cosa posso fare nel mio piccolo: rispetto delle regole, quelle che continuano a chiedere di rispettare per non aggravare ancor più la situazione.
Penso ai loro figli ai loro affetti che vorrebbero proteggerli ….penso alla libertà penso che dovrò fortemente indicare ai miei figli che la libertà di seguire le proprie passioni porta a grandi cose
come nel caso di questi medici e infermieri e porta soprattutto alla propria felicità.
Penso alla gioia e alla felicità, quella che in questo momento cerchiamo con tutte le nostre forze di non farvi perdere, bambini miei.

Mamma M.